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Meditare con la schiena appoggiata: quando può essere più comodo

Lorenzo Rivadi Lorenzo Riva· 03/11/2026 12:37
Meditare con la schiena appoggiata: quando può essere più comodo

Meditare con la schiena appoggiata va bene, soprattutto se stare seduti senza sostegno provoca tensione o distrae continuamente. L'appoggio non rende la pratica meno valida: conta che la posizione sia abbastanza comoda da poterci restare e abbastanza vigile da seguire il respiro, le sensazioni o l'oggetto della meditazione. La scelta dipende quindi da ciò che succede quando ti siedi, non da una regola che impone di tenere la schiena lontana dallo schienale.

Quando l'appoggio può aiutare davvero

Uno schienale può essere utile se, dopo poco tempo, tutta l'attenzione finisce nello sforzo di sostenere il busto. Succede, per esempio, quando si è stanchi, si passa già molto tempo seduti, si ha poca familiarità con la posizione a terra o si avverte rigidità alla schiena. In questi casi il sostegno può ridurre il lavoro necessario per restare seduti e lasciare più spazio all'osservazione di ciò che accade.

Può essere una scelta pratica anche per chi preferisce meditare su una sedia anziché sul pavimento. Non serve raggiungere una postura particolare prima di iniziare: se una posizione accessibile permette di praticare con regolarità, è spesso più utile di una posizione idealizzata che si abbandona dopo pochi minuti. Questo non significa ignorare un dolore o forzare l'immobilità. Se una seduta provoca fastidio, si può cambiare assetto o interromperla; per disturbi persistenti è opportuno chiedere un parere sanitario.

Come usare schienale o parete senza irrigidirsi

Su una sedia, siediti in modo che il bacino sia stabile e i piedi possano poggiare comodamente a terra. Lascia che lo schienale sostenga il busto senza spingere intenzionalmente la zona lombare in avanti o schiacciare le spalle all'indietro. Le mani possono riposare sulle cosce o in grembo. Cerca una posizione in cui il respiro resti libero: non occorre tenere il petto sollevato con uno sforzo continuo.

Se preferisci stare a terra, puoi sederti vicino a una parete e usare un cuscino o una coperta piegata sotto il bacino, se ti aiuta a stare comodo. Verifica però che la parete non ti costringa a una posizione rigida. Lo scopo è avere un sostegno, non mantenere ogni punto della schiena aderente alla superficie. Un piccolo aggiustamento della distanza dalla parete può cambiare molto la sensazione complessiva.

Dopo esserti sistemato, fai una verifica semplice: riesci a lasciare morbidi viso e spalle? Puoi respirare senza trattenere l'addome? La testa rimane in una posizione comoda, senza essere spinta in avanti o lasciata cadere? Se la risposta è no, modifica prima la seduta, invece di cercare di compensare con la forza di volontà. Durante la pratica sono ammessi piccoli movimenti per ritrovare agio: meditare non richiede di restare immobili a costo di accumulare tensione.

Quando il sostegno diventa troppo passivo

L'appoggio può essere meno adatto se ti porta a scivolare sulla sedia, chiudere il torace o addormentarti quasi subito. Non è un errore meditare da stanchi, ma vale la pena distinguere il bisogno di riposo dall'intenzione di praticare con attenzione. Prima di rinunciare allo schienale, prova a sederti un po' più avanti, mantenendo un contatto leggero con il supporto, oppure scegli una sedia che consenta di poggiare bene i piedi. Anche tenere gli occhi socchiusi, se è confortevole, può aiutarti a restare presente.

All'opposto, evitare ogni appoggio per sentirsi più «bravi» può trasformare la meditazione in una prova di resistenza. Un buon criterio è osservare la qualità della pratica: riesci a notare quando la mente si distrae e a tornare con calma all'oggetto scelto? Se sì, il sostegno sta svolgendo il suo compito. Se invece passi la seduta a correggere continuamente la postura o a lottare contro la sonnolenza, sperimenta un assetto diverso. La posizione migliore non è quella più severa, ma quella che permette attenzione senza un disagio evitabile.

Lorenzo Riva
Lorenzo Riva

Lorenzo si occupa di respirazione, rilassamento e brevi pratiche di meditazione da inserire nelle giornate piene. Preferisce indicazioni concrete, con tempi flessibili e spazio per adattare ogni esercizio alle proprie sensazioni. Fuori dalla scrittura ama camminare, ascoltare i suoni della città al mattino e ritagliarsi momenti di quiete.