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Una pausa tra due riunioni: come fare un check-in di tre minuti

Giulia Morettidi Giulia Moretti· 07/11/2026 10:25
Una pausa tra due riunioni: come fare un check-in di tre minuti

Se hai tre minuti tra due riunioni, puoi usarli per un check-in semplice: chiederti come sta il corpo, dove si trova l’attenzione e con quale intenzione vuoi entrare nell’impegno successivo. Non serve rilassarti a tutti i costi né svuotare la mente. Basta interrompere per un momento il passaggio automatico da una conversazione all’altra e scegliere un piccolo aggiustamento utile.

Primo minuto: «Come sto seduto o in piedi?»

Prima di aprire la nuova chiamata o raggiungere la sala, appoggia i piedi a terra se sei seduto, oppure nota come distribuisci il peso se sei in piedi. Chiediti: «Dove sento sostegno e dove sto facendo uno sforzo inutile?». Osserva, senza correggere subito, la posizione delle spalle, della mandibola e delle mani. Potresti accorgerti di stringere il mouse, trattenere il respiro o restare proteso verso lo schermo anche dopo la fine della riunione.

Fai quindi un cambiamento piccolo e comodo: lascia andare la presa delle mani, sposta leggermente la sedia, distendi le gambe oppure cambia posizione. Non esiste una postura perfetta da mantenere. L’obiettivo è capire se la posizione che hai assunto ti aiuta ancora o se puoi renderla meno faticosa. Se hai bisogno di alzarti per prendere acqua o andare in bagno, quella necessità conta più del completare l’esercizio da seduto.

Secondo minuto: «Dov’è la mia attenzione?»

La riunione precedente può essere finita sul calendario ma continuare nei pensieri: una risposta rimasta in sospeso, un disaccordo, una lista di cose da fare. Per qualche istante chiediti: «A cosa sto prestando attenzione proprio ora?». Puoi notare una preoccupazione, una sensazione fisica, i rumori intorno a te o l’impulso di controllare subito i messaggi. Dare un nome a ciò che occupa la mente è sufficiente; non devi risolverlo in questo minuto.

Se emerge qualcosa che richiede un’azione, annota poche parole su un foglio o nella tua lista di lavoro, purché non ti faccia perdere nella posta in arrivo. Per esempio: «rispondere a Marta sul preventivo». Se non puoi annotarlo, riconosci semplicemente che il pensiero è presente. Poi riporta l’attenzione a un riferimento immediato, come il contatto dei piedi con il pavimento o un respiro naturale. Quando la mente torna altrove, puoi ripetere il passaggio senza considerarlo un errore.

Terzo minuto: «Come voglio entrare nella prossima riunione?»

Guarda quale impegno ti aspetta e formula un’intenzione che dipenda da te. Non «andrà tutto bene» o «devo convincere tutti», ma un comportamento osservabile: «ascolto la domanda fino alla fine», «chiedo un chiarimento prima di rispondere», oppure «espongo il punto principale con calma». L’intenzione non anticipa l’esito della riunione; ti offre un orientamento quando la conversazione prenderà velocità.

Scegline una sola, adatta al tuo ruolo nella riunione. Se devi prendere una decisione, potrebbe essere «distinguo ciò che sappiamo da ciò che resta da verificare». Se prevedi un confronto difficile, «faccio una pausa prima di replicare» è più concreto di «non mi arrabbio». Ripeti mentalmente la frase una volta e passa all’impegno successivo: non occorre trasformare il check-in in un’altra attività da svolgere perfettamente.

Se la pausa si accorcia o vieni interrotto

I tre minuti sono una struttura, non una prova da superare. Se la riunione precedente termina tardi, usa le stesse tre domande in forma breve: «Come sto?», «Dov’è la mia attenzione?», «Qual è la mia intenzione?». Puoi farlo mentre aspetti che si apra una chiamata, senza chiudere gli occhi e senza cambiare il ritmo del respiro. Se invece hai più tempo, non sei tenuto a riempirlo tutto con l’esercizio: una pausa può includere anche movimento, acqua o qualche istante lontano dallo schermo.

Quando sei molto agitato o affaticato, osservare ciò che provi potrebbe non risultare piacevole. In quel caso resta su elementi semplici e presenti, come la posizione dei piedi o gli oggetti che vedi nella stanza, oppure lascia perdere il check-in e occupati di ciò che ti serve. La pratica è utile se ti aiuta a riconoscere il passaggio tra due impegni, non se diventa un’ulteriore richiesta di rendimento.

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia scrive guide alle posizioni yoga e propone sequenze semplici per chi vuole iniziare senza fretta. Nei suoi articoli presta attenzione agli appoggi, alle varianti accessibili e alle pause tra un movimento e l’altro. Le piace osservare come piccoli gesti ripetuti con costanza possano rendere la pratica più piacevole nella vita quotidiana.