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Quando perdi il filo della sequenza: riparti da tre posizioni familiari

Lorenzo Rivadi Lorenzo Riva· 06/11/2026 11:31
Quando perdi il filo della sequenza: riparti da tre posizioni familiari

Quando perdi il filo della sequenza: riparti da tre posizioni familiari

Se durante una pratica autonoma dimentichi quale posizione viene dopo, non devi recuperare a ogni costo la sequenza prevista. Fermati, nota come stai e riparti da tre posizioni che conosci bene: una per ritrovare il respiro, una per rimetterti in movimento e una per capire se vuoi continuare o chiudere. La condizione importante è che siano posizioni adatte a te in quel momento, non tre forme da eseguire per forza.

Prima di ripartire, lascia andare la posizione «mancante»

Perdere il filo può succedere quando pratichi senza una guida: l’attenzione va al respiro, a una sensazione fisica o a un pensiero, e il passaggio successivo non arriva. Non è un errore da correggere. La sequenza è uno strumento per orientarti, non un esame di memoria; cercare di ricostruirla mentre sei in equilibrio o sotto sforzo può distrarti da ciò che stai facendo.

Termina prima la posizione in cui ti trovi senza fretta. Se sei in una postura instabile, torna a un appoggio semplice e guarda dove metti mani e piedi. Poi chiediti: il respiro è comodo? C’è una zona che chiede meno carico o meno ampiezza? Questa breve verifica ti aiuta a scegliere il passo successivo in base alla pratica reale, anziché al programma che avevi in mente.

Tre posizioni familiari come struttura flessibile

Puoi usare questa traccia come esempio, sostituendo ogni posizione con un’alternativa che conosci meglio. Inizia con una seduta comoda, su un supporto se ti aiuta: lascia che il respiro trovi un ritmo naturale e osserva come ti senti. La prima posizione non deve «fare» molto; serve a creare una pausa riconoscibile tra ciò che stavi praticando e ciò che farai dopo.

Passa poi a una posizione a quattro appoggi, se è confortevole per polsi e ginocchia. Da lì puoi fare piccoli movimenti del bacino e della colonna, senza cercare un’estensione particolare. È la posizione che ti rimette in movimento e ti permette di notare se preferisci una pratica più dinamica o più tranquilla. Se gli appoggi a terra non sono adatti a te, scegli invece un movimento familiare da seduto: conta la funzione del passaggio, non la sua forma.

Come terza posizione, puoi arrivare in piedi e fermarti nella posizione della montagna, con i piedi appoggiati in modo stabile e le braccia rilassate. Nota se hai voglia di proseguire con un movimento che conosci oppure se la pratica, per oggi, può finire qui. Anche questa scelta è parte della struttura: le tre posizioni non sono l’inizio obbligatorio di una nuova sequenza, ma un modo per ritrovare un punto da cui decidere.

Come scegliere cosa viene dopo

Dopo la terza posizione, evita di aggiungere movimenti solo per «completare» la pratica. Se ti senti orientato, riprendi da un passaggio semplice che ricordi bene, anche se non era quello previsto. Puoi ripetere una delle posizioni appena fatte e modificarne il tempo o il movimento; non occorre inventare una sequenza nuova sul momento.

Se invece sei stanco, distratto o avverti fastidio, riduci l’intensità oppure fermati. Un dolore acuto, capogiri o un malessere insolito non sono segnali da attraversare per ritrovare il ritmo. La prossima volta puoi tenere vicino a te un appunto con pochi punti di riferimento, ma senza trasformarlo in un copione rigido: sapere come ripartire è spesso più utile che ricordare ogni passaggio nell’ordine esatto.

Lorenzo Riva
Lorenzo Riva

Lorenzo si occupa di respirazione, rilassamento e brevi pratiche di meditazione da inserire nelle giornate piene. Preferisce indicazioni concrete, con tempi flessibili e spazio per adattare ogni esercizio alle proprie sensazioni. Fuori dalla scrittura ama camminare, ascoltare i suoni della città al mattino e ritagliarsi momenti di quiete.