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Saluto al sole A: quali movimenti compongono la sequenza

Lorenzo Rivadi Lorenzo Riva· 29/10/2026 14:50
Saluto al sole A: quali movimenti compongono la sequenza

Il Saluto al sole A è una sequenza di movimenti coordinati al respiro: dalla posizione in piedi si sollevano le braccia, ci si flette in avanti, si passa alla mezza flessione, poi alla posizione di piegamento sulle braccia, al cane a testa in su e al cane a testa in giù. Da qui si torna in avanti e ci si rialza. Nella forma tradizionale dell’Ashtanga yoga, il cane a testa in giù viene mantenuto per alcuni respiri; in altre lezioni ritmo e varianti possono cambiare.

I movimenti del Saluto al sole A, in ordine

Si parte in piedi, con i piedi vicini o leggermente separati se questo aiuta la stabilità, le braccia lungo i fianchi e il peso distribuito su entrambi i piedi. Questa posizione iniziale è chiamata Samasthiti. Prima di muoversi, si lascia che il respiro trovi un ritmo regolare: non serve inspirare o espirare più a lungo di quanto sia confortevole.

  1. Inspira e solleva le braccia. Porta le braccia verso l’alto, allungando il busto senza comprimere la zona lombare. Lo sguardo può restare davanti a te oppure salire verso le mani, se il collo è comodo.
  2. Espira e piegati in avanti. Scendi dalla zona delle anche verso Uttanasana, la flessione in avanti. Piega le ginocchia quanto occorre per appoggiare le mani e lasciare spazio alla schiena.
  3. Inspira nella mezza flessione. Allunga il busto in avanti, con la schiena distesa e le mani a terra, sulle tibie o su supporti stabili. Non è necessario raddrizzare completamente le gambe.
  4. Espira e porta i piedi indietro. Arriva alla posizione di piegamento sulle braccia, Chaturanga Dandasana, oppure scegli una variante più semplice: appoggia le ginocchia a terra e scendi in modo controllato.
  5. Inspira e apri il petto. Passa al cane a testa in su, con le braccia distese e il petto rivolto in avanti. Se questa posizione non è adatta, puoi eseguire un cobra basso, mantenendo bacino e gambe a terra.
  6. Espira e vai nel cane a testa in giù. Porta il bacino indietro e in alto, formando una V rovesciata. Nella sequenza tradizionale si rimane qui per alcuni respiri regolari; le ginocchia possono restare piegate e i talloni non devono necessariamente toccare il pavimento.
  7. Inspira e torna davanti. Cammina o fai un passo con i piedi verso le mani, poi allunga nuovamente il busto nella mezza flessione.
  8. Espira e torna nella flessione in avanti. Lascia scendere il busto verso le gambe, senza forzare l’allungamento.
  9. Inspira e risali. Solleva il busto e le braccia fino alla posizione eretta. Con l’espirazione, riporta le braccia lungo i fianchi e torna a Samasthiti.

Un ciclo termina quando sei di nuovo in piedi. Se in una lezione senti nominare un numero diverso di posizioni o di «vinyasa», non significa necessariamente che la sequenza sia cambiata: alcuni conteggi includono la posizione iniziale e quella finale, altri contano soprattutto i movimenti associati a inspirazione ed espirazione.

Come coordinare movimento e respiro senza perdere il filo

Il criterio più utile è associare l’inspirazione ai movimenti che allungano o aprono il busto e l’espirazione a quelli che portano verso il basso o indietro. Per ricordare il percorso, pensa a tre parti: scendere dalla posizione eretta, attraversare le posizioni a terra, tornare in piedi. Nel cane a testa in giù il flusso si interrompe per lasciare spazio a respiri completi, prima di riprendere con il ritorno in avanti.

Il respiro non deve diventare una gara con i movimenti. Se il passaggio dai piedi indietro richiede più tempo di una sola espirazione, rallenta o fermati in una posizione stabile per respirare. Camminare con i piedi, invece di saltare, permette di mantenere il controllo senza cambiare l’ordine della sequenza.

Varianti e punti da controllare durante la pratica

Chaturanga e cane a testa in su sono i passaggi più impegnativi per braccia, spalle e polsi. Puoi appoggiare le ginocchia prima di abbassare il busto e scegliere il cobra basso al posto del cane a testa in su. La variante non è un movimento «in meno»: conserva il passaggio dalla chiusura della flessione all’apertura del petto, riducendo la richiesta di forza.

Nelle flessioni in avanti, privilegia il movimento delle anche e piega le ginocchia se senti che la schiena si arrotonda in modo scomodo. Nel cane a testa in giù, distribuisci la pressione sulle mani e cerca spazio tra spalle e orecchie, senza spingere i talloni verso il pavimento a tutti i costi. Se compare dolore, interrompi il passaggio e modifica la posizione; in presenza di limitazioni fisiche o dubbi sulla pratica, chiedi indicazioni a un insegnante qualificato.

Per imparare l’ordine, esegui dapprima un ciclo lentamente, soffermandoti sulle transizioni: posizione eretta, flessione, mezza flessione, passaggio indietro, apertura del petto, cane a testa in giù e ritorno. La fluidità arriva dopo che ogni movimento è riconoscibile e il respiro resta regolare.

Lorenzo Riva
Lorenzo Riva

Lorenzo si occupa di respirazione, rilassamento e brevi pratiche di meditazione da inserire nelle giornate piene. Preferisce indicazioni concrete, con tempi flessibili e spazio per adattare ogni esercizio alle proprie sensazioni. Fuori dalla scrittura ama camminare, ascoltare i suoni della città al mattino e ritagliarsi momenti di quiete.